Portico sul Clivo

Si accede all’interno delle Case romane dal Clivo di Scauro, strada intitolata a Marco Emilio Scauro, censore del 109 a.C., che costituiva l’asse principale dell’antico Celio, uno dei quartieri residenziali della città.

L’attuale ingresso (sala 1) immette in quello che costituiva il portico di passaggio per accedere alle botteghe poste al piano terra di un edificio popolare (insula). 

Le fasi edilizie
Le mappe presenti nel pannello esplicativo (posto nella sala di passaggio tra la sala 1 e la sala 2) aiutano nella comprensione delle complesse vicende archeologiche. Si individuano 4 principali fasi di utilizzo e trasformazione del complesso.

fase 1 - la domus. All’inizio del II secolo d.C. l’area dove attualmente sorge la basilica era occupata da un edificio residenziale di lusso a due piani con affaccio su un vicolo parallelo al Clivo di Scauro. La domus, indicata con la lettera a, era dotata di un impianto termale al piano terra e di ambienti di soggiorno al piano superiore. Alla stessa fase appartengono i resti di altri edifici residenziali indicati con la lettera b e c presenti sulla foto ingressomappa.

fase 2 - l’insula. All’inizio del III secolo d.C., in età Severiana, di fronte alla domus e con affaccio sul medesimo vicolo, fu costruito un caseggiato popolare d’affitto a più piani. L’insula - indicata con la lettera d - aveva una pianta di forma trapezoidale ed era composta da ambienti commerciali al piano terra e piccoli appartamenti d’affitto ai piani superiori destinati alle classi sociali meno abbienti della città. L’ingresso alle botteghe avveniva attraverso un portico aperto sul Clivo di Scauro (sala 1 e 2). Ciascuna bottega era dotata di un soppalco ligneo e di un vano retrobottega. Sul lato interno di questa sala è ancora visibile una delle ampie aperture rettangolari di ingresso alle botteghe, successivamente chiuse per consentire la costruzione della sovrastante basilica. Al di sopra dell’ampia apertura si conserva la finestra che illuminava il soppalco della bottega.

fase 3 - la nuova domus. Tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C. un nuovo proprietario rilevò l’intero isolato, trasformando gli edifici appena descritti in un’unica abitazione signorile attraverso il collegamento degli ambienti commerciali dell’insula con i retrostanti vani pertinenti al primo piano della domus. Il nuovo progetto abitativo prevedeva probabilmente l’utilizzo dei piani superiori a caseggiato d’affitto e la trasformazione del piano terra nella nuova domus signorile - destinata ad una sola famiglia - secondo un processo edilizio ben testimoniato anche ad Ostia antica.

fasi 4 e 5) - la domus dei martiri. Nella seconda metà del IV secolo d.C. la tradizione cristiana colloca in questo luogo l’abitazione dei Ss. Giovanni e Paolo, le cui vicende agiografiche verranno successivamente riprese. La costruzione della sovrastante basilica risale all’inizio del V d.C., ad opera del senatore Pammachio, personaggio di spicco della comunità cristiana dell’epoca e probabile ultimo proprietario della casa celimontana. I lavori determinarono l’abbandono degli ambienti della domus resi impraticabili dall’interro e dai muri di fondazione della basilica pammachiana, che non consentono oggi una visione d’assieme degli ambienti abitativi. Alcuni vani e settori della casa continuarono, tuttavia, ad essere frequentati anche dopo la costruzione della basilica, è il caso dell’oratorio medievale del Salvatore, ricavato in uno degli ambienti del portico dell’insula e raggiungibile direttamente dal Clivo di Scauro attraverso la scala ancora visibile dietro il piccolo cancello.