La stanza dell’Orante

La stanza prende il nome da uno dei soggetti in essa raffigurati e rappresenta uno degli ambienti più suggestivi del percorso. La decorazione pittorica, risalente all’inizio del IV secolo d.C., conserva nella parte inferiore un alto zoccolo imitante un opus sectile a finto alabastro e da un fregio floreale sovrastante con racemi d’acanto che si sviluppano da cespi.

Ma è la volta, parzialmente conservata, ad offrire allo sguardo una più interessante e complessa decorazione, ancora oggetto di studio da parte degli esperti che vi ravvisano elementi cristiani, riconducibili ad una domus ecclesia, o comunque una testimonianze del clima culturale di commistione sincretista della società romana di inizio IV secolo d.C., aperta già ad elementi cristiani. La volta è suddivisa in spicchi nei quali si alternano coppie di capri e ovini a figure maschili, interpretabili forse quali filosofi che reggono rotuli scritti.

Completamente integra è la famosa immagine di una figura femminile di orante dalla quale è suggerito il nome moderno della sala. Ha indosso una tunica ornata da una fascia purpurea e volge le braccia verso il cielo, in un gesto di preghiera. 

Seguono una serie di riquadri con figurazioni di varia natura quali: la maschera del Sileno circondata da ramoscelli di olivo; una maschera teatrale femminile tra fiori policromi ed un’altra maschera di Sileno tra spighe di grano, un ramoscello di vite e mostri marini fantastici sospesi a mezz’aria.

In un’ottica sincretista vengono lette anche le raffigurazioni della stanza attigua, la cosiddetta anticamera (Sala 5) che conserva sulla volta immagini pagane del dio Api e di due baccanti. Sulla sinistra, superato un piccolo vano affrescato a finta opera isodoma, ci si immette in una serie di ambienti, probabilmente vani di servizio della casa, non caratterizzati da rivestimenti pregiati o affreschi.