Il Ninfeo di Proserpina

Il ninfeo nasce come un cortile interno a cielo aperto per separare gli edifici commerciali da quelli residenziali. Con i successivi interventi venne trasformato in un elegante ninfeo, grazie all’inserimento di nicchie con fontane ancora visibili alla base della parete affrescata. La struttura quadrata di colore rosso è identificabile come un pozzo. Il grande affresco della seconda metà del III secolo d.C., che doveva ornare i tre lati del Ninfeo, rappresenta una scena mitologica inserita in un contesto marino del quale fanno parte i piccoli eroti, impegnati in attività di pesca e di navigazione.

Al centro su una sorta di isolotto sono semisdraiate, all’uso dei banchetti, due figure femminili: una avvolta in un pallio (mantello) e l’altra seminuda con accanto una personaggio maschile, in piedi, nell’atto di versare da bere. La scena ha dato luogo a diverse interpretazioni tra le quali la raffigurazione di Venere marina o il ritorno di Proserpina dall’Ade, tra Bacco e Cerere, simbologia allusiva al ritorno della primavera. Il pavimento del III secolo d.C. è formato da grosse tessere marmoree policrome.

Nell’ambiente attiguo si conserva un pavimento a piccole tessere di mosaico bianche e nere riferibili al II secolo d.C., decorato con tralci vegetali e colombe. La piccola stanza, tagliata dal muro di fondazione della basilica, faceva parte di un preesistente edificio di II secolo d.C. e fu inglobata nel progetto della domus tardo antica. 

Ponendosi al centro della passerella metallica e volgendo le spalle ad una rozza struttura cilindrica, costituita da un pozzo di scarico medioevale, è possibile ammirare gran parte della facciata interna della domus, che si conserva in questo punto per due piani: al piano inferiore presenta due finestre che davano luce ad un piccolo ambiente termale (balneum) attualmente non visitabile. Sopra il balneum era situato un appartamento del quale si conservano ancora due stanze con le relative finestre. La parete trasversale costituiva il prospetto posteriore esterno della domus, ornato da una fontanella a tre nicchie. Nel III secolo d.C., nel momento della fusione delle due case, il piano inferiore fu interrato fino al livello del piano terra dell’insula, dando origine al cortile sul quale venne costruita una scala, di cui si conservano ancora pochi gradini, per salire ai piani superiori dell’abitazione.
Sotto la pavimentazione del cortile è visibile un sistema di scarico delle acque con la caratteristica forma a cappuccina.